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«LA MAFIA RESTA ATTRAENTE PER I GIOVANI» IL DATO CHOC DELLA RELAZIONE DELLA DIA
di Redazione
Fonte: lasicilia.it - 16/02/2019
Il documento è stato presentato al Parlamento. La Cupola non esiste più perché diversi mandamenti non vogliono più una struttura sovraterritoriale che possa influire sui propri affari. Messina Denaro comanda solo a Trapani
E’ finita un’epoca. L’epoca della Cupola e della struttura sovraterritoriale che ha governato la Cosanostra dei corleonesi e che è stata alla base della strategia stragista negli anni Novanta.
E’ quanto emerso nel rapporto dell’ultima Relazione Semestrale della Dia che ha anche rilevato come “alcuni mandamenti siano contrari alla ricostituzione di un vertice centrale dell’organizzazione, in particolare sulla cosiddetta Commissione provinciale a Palermo, che ha sempre rappresentato un punto di riferimento per le decisioni strategiche della mafia attinenti tutta la Sicilia”.
Secondo la Direzione Investigativa Antimafia «la ricostituzione di questa struttura, dopo molti anni di inattività, non sembrerebbe auspicata da tutte le rappresentanze dei mandamenti, specie di quelli più attivi nella gestione delle attività economiche anche fuori dal territorio di competenza che, abituati ad agire quasi in autonomia, potrebbero soffrire la restrizione delle regole imposte dalla Commissione».

Una tendenza che però, rileva la Dia, che però è «ancora in evoluzione, proprio in relazione alla ricostituzione della Commissione provinciale».
Lo scenario che si delinea è comunque di una mafia, per come la conosciamo, in crisi perché «l’azione di contrasto delle Istituzioni, ha condotto alla sottrazione di consistenti patrimoni di origine illecita ed all’arresto di un elevato numero di affiliati e di capi a cui si è sommato il prolungato stato di detenzione di numerosi elementi di vertice e comunque dei boss più autorevoli, molti dei quali sottoposti al “carcere duro” e per questo anche dislocati in vari istituti penitenziari del territorio nazionale, circostanza che ha ulteriormente inciso sulla lunga mancanza di una effettiva struttura di vertice – la cosiddetta cupola - legittimata a prendere decisioni in nome di tutta Cosa nostra - a causa della detenzione dei suoi componenti e soprattutto del capo, Salvatore Riina, deceduto, come noto, il 17 novembre 2017».

La scomparsa della Cupola ha sostanzialmente impedito a Matteo Messina Denaro di prendere le redini di Cosa nostra. Il superlatitante continuerebbe infattu a «ricoprire, sebbene con progressiva difficoltà, il duplice ruolo di capo del mandamento di Castelvetrano e di rappresentante provinciale di Cosa nostra». Quindi solo nel Trapanese. Nel rapporto viene ricordato che «l'organizzazione mafiosa trapanese sta subendo un’incessante e sempre più pressante attività di contrasto, prioritariamente finalizzata alla cattura del noto latitante Matteo Messina Denaro. Un’azione che passa innanzitutto per la disarticolazione del reticolo di protezione di cui lo stesso gode da decenni e che viene sviluppata sia sotto il profilo delle indagini giudiziarie, con i conseguenti numerosi provvedimenti restrittivi, sia sotto quello delle investigazioni preventive, realizzate con numerosi e consistenti provvedimenti di sequestro e confisca».
Nonostante tutto, «pur attraversando momenti di criticità, l'organizzazione criminale non presenta segnali di cambiamento organizzativi, strutturali o di leadership».
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